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Sette secoli di storia

della medicina nell'università di Pisa

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Un nuovo volume percorre il lungo itinerario della medicina pisana dalle sue origini all'era moderna (di Mario Del Tacca) [articolo tratto da http://www.unipi.it/athenet/03/articoli/0003DelTaccaA.html]


Con l'inizio del terzo millennio la medicina moderna vive pressanti sfide che vedono nella recente scoperta del codice genetico umano un vastissimo campo di studio e di applicazione di nuovi farmaci e nuove terapie.

Come sempre queste scoperte generano anche dilemmi etici che riguardano la posizione del medico e soprattutto quella del paziente che dovrà esprimere il suo consenso a trattamenti così innovativi e complessi.
Un progresso inarrestabile presiede lo sviluppo delle scienze, e in particolare della medicina, alla quale da sempre l'uomo si rivolge per trovare un rimedio adeguato alle proprie malattie e alle proprie sofferenze.
Per questo la lunga storia della medicina pisana, che inizia nel XIV secolo, con la costituzione dello Studio Generale, voluto dal papa Clemente VI nel 1343 e che si sviluppa nell'arco di sette secoli, parte da più lontano, deriva le sue radici e la sua cultura dalla medicina antica, specialmente quella romana e greca, ma anche araba, e quella della Scuola salernitana.
Certamente, non a caso, lo Studio pisano ha rilasciato, dall'origine (1343) fino al secolo XIX, il dottorato in filosofia e medicina, riconoscendo nella filosofia, e in particolare in quella greca, le radici della conoscenza medica in Occidente, negli Studi generali d'Europa, compreso lo Studio pisano.
Fondamento dunque della medicina pisana è la cultura medica greca, integrata successivamente da quella araba, e in particolare la grande tradizione che si sviluppa dal VI al IV secolo a.C., quando i filosofi naturalisti della Ionia cercano una spiegazione a ciò che appare, e Talete si domanda "di cosa è fatto il mondo".
Questa storia della medicina pisana doveva perciò essere un racconto, un'illustrazione, ma insieme un approfondimento, un'interpretazione di quanto Ippocrate, Aristotele, Asclepiade e Galeno abbiano inciso sui contenuti dottrinali e scientifici espressi dallo Studio pisano e quanto della loro profonda visione della medicina sia stato tramandato nella lunga storia pisana ed europea, e sia giunto oggi fino a noi.
Fra il V e il IV secolo a.C., Ippocrate (460-370 a.C.), membro della casta degli Asclepiadi (medici discendenti dal mitico dio Asclepio), interpreta, nella medicina, la filosofia della natura dei pensatori della Ionia, esprimendo l'intenzione di separare nettamente la medicina dalla filosofia, perché egli è fisiopatologo sul piano dottrinale e medico sul piano pratico, attento al malato e alla sua malattia. In realtà, nel giuramento a lui attribuito, Ippocrate delinea il medico e la medicina nell'ordine morale, ethos, che deve considerare la vita e il malato come valori. Nel suo giuramento Ippocrate afferma: "Non darò a nessuno farmaci mortali, neppure se richiesto, ne mai suggerirò di prenderne. Ugualmente non darò a donne rimedi abortivi". Medicina e deontologia sono dunque già radicati in Ippocrate e si ritrovano nelle sue opere del IV secolo a.C. De medico e poi De decenti ornatu, che dalle biblioteche di Pergamo, Efeso e Alessandria d'Egitto vengono ritrasmesse, secoli più tardi, a Bisanzio nel X-XI secolo, e da Bisanzio raggiungono poi l'Occidente. Nella cultura ippocratica, la filosofia rimarrà elemento fondamentale della preparazione generale del medico, come testimonia Galeno e come ritroveremo per secoli negli ordinamenti delle Scuole mediche antiche, e successivamente negli Studi Generali, compreso quello pisano.
Ottanta anni dopo Ippocrate, Aristotele, figlio del medico Nicomaco (IV secolo a.C.) sviluppa nella sua filosofia naturale e nelle altre opere il pensiero medico tanto che la sua filosofia, insieme a quella di Platone, influenzerà a fondo per molti secoli la medicina occidentale, compresa quella pisana e lo stesso Galileo, stimolando, ma anche frenando, con la sua teoria sulla "generazione spontanea", il progresso della medicina.
Ad Alessandria, prima vera Universitas dell'antichità, la medicina evolve secondo le prescrizioni di Aristotele: "utilizzare la dissezione per distinguere organi e apparati". Erofilo (fine del IV secolo a.C.) dimostra che è il cervello e non il cuore la sede delle sensazioni, e impiegando una clessidra ad acqua misura la frequenza del polso, deducendo i gradi di febbre dall'aumento del numero delle pulsazioni.
Galileo è ancora lontano di quasi 2000 anni, ma la strada che conduce a lui è stata segnata dalla medicina greca.
L'eredità ippocratica viene recepita nella medicina greco-romana da Asclepiade, il primo greco che riesce a farsi accettare come medico a Roma, verso il 50 a.C., e che introduce la dieta, l'esercizio fisico, i massaggi, e l'idroterapia come medicina termale, con bagni caldi e freddi alternati, una vera cura che completa con la terapia farmacologica a base di decotti, tisane, camomilla, idromele.
A Roma, nel II secolo d.C., Galeno, medico degli imperatori, completa con la colta e raffinata cultura, maturata a Pergamo e Alessandria, i fondamenti di una dottrina anatomo-fisiologica integrata dalla conoscenza ippocratica e dalla fisica aristotelica. Con lui inizia il rapporto, nella storia del pensiero medico, fra struttura anatomica e funzione fisiologica. La rationalis medicina di Galeno riassume la sapienza antica e si costituisce come corpo dottrinario enciclopedico, razionale, scientifico, recuperando la migliore tradizione dei filosofi naturalisti della Ionia e di Ippocrate: "il medico deve essere anche filosofo" attento osservatore della physis, cioè degli avvenimenti naturali.
Le opere di Galeno, insieme a quelle della Scuola ippocratica, specialmente il trattato di botanica medica e farmacologia De Materia Medica di Dioscoride, costituiscono una parte rilevante del canone su cui, per quindici secoli, si preparano i medici che si formano nella Scuola salernitana prima e, successivamente, negli Studi generali, compreso quello pisano. Non puó dunque sorprendere che la centralità della cultura medico-filosofica greca segni a Pisa lo sviluppo dello Studio, in una sede ricca del prestigio di cenacoli di logica e filosofia, attivi nei monasteri, specialmente quello domenicano di Santa Caterina, già famoso nel XIII secolo.
La conoscenza della filosofia, specialmente la filosofia naturale di Aristotele, accompagna l'evoluzione medica dello Studio di Pisa, integrata dall'Astronomia e Astrologia, una cultura ritenuta necessaria per interpretare gli umori del malato e le cause della malattia. Nell'insegnamento medico a Pisa, più che la forza dell'indagine e della verifica sperimentale, si afferma così il dibattito logico-filosofico alla base del caso clinico da risolvere, secondo la cultura medica medievale.
Nel tardo Medio Evo, il rinnovato interesse all'indagine anatomica scuote in Europa le fondamenta della medicina classica: la crisi culturale si congiunge con la corrente filosofico-scientifica che, facendo tesoro del sapere arabo, ritrasmesso in Occidente, distingue chiaramente verità morali e verità scientifiche e pone la dimensione quantitativa dei fenomeni naturali alla base della loro comprensione anche qualitativa con Robert Grosseteste, Roger Bacon e William Ockham.
Nello studio di Pisa, la ricerca medico-filosofica dell'età medicea non potrà prescindere dagli studi naturalistici che portano alla realizzazione del Giardino dei Semplici e degli esperimenti anatomici di Vesalio, in un clima di ardore esplorativo che prepara l'avvento di Galileo Galilei.
Mentre si inaugura nello Studio di Pisa il primo Giardino dei Semplici d'Europa (1544), Vesalio pubblica a Basilea De humani corporis fabrica e Niccolò Copernico dà alle stampe, a Norimberga, De Revolutionibus orbium coelestium, esempi emblematici della internazionalità della cultura del '500 che anima l'antico Studio pisano.
Nonostante che per tutta l'età medicea le opere di Aristotele fossero ritenute fondamentali per comprendere le teorie scientifiche di Galeno, la cultura medica dello Studio pisano si caratterizza per il crescente bisogno di razionalità e di verifica sperimentale delle cause delle patologie osservate. In questo clima, Andrea Cesalpino, Medico-botanico nello Studio pisano, Lettore di Medicamenti Semplici, poi Archiatra del Papa Clemente VIII, descrive nel 1571 la circolazione del sangue, proponendo un'ipotesi ardita per la cultura del tempo e con questo gesto si allontana definitivamente dal dogmatismo scolastico di Galeno. Contemporaneamente, Gerolamo Mercuriale, Lettore straordinario di Medicina teorica a Pisa, indaga e descrive le malattie della pelle, precorrendo lo sviluppo di campi specialistici della medicina.
Nell'ultimo quarto del '500 le indagini scientifiche di Galileo Galilei preparano le scienze moderne: filosofo, fisico, matematico, astronomo, mediatore tra la filosofia aristotelica e quella platonica, Galileo estende il valore del concetto di misura a qualsiasi osservazione degli avvenimenti della natura. La medicina viene profondamente modificata dalle indagini di Galileo che consentono la realizzazione del microscopio.
Marcello Malpighi, a metà del 1600, ordinario di Medicina teorica a Pisa per volontá di Ferdinando II de' Medici, fonda l'istologia e descrive la struttura del polmone, della milza e del rene aprendo l'indagine scientifica alla verifica microscopica moderna.
Col '700, lo Studio pisano, sotto i Lorena, elabora nuove culture iatrofisiche e iatrochimiche, che rendono sempre più sperimentale la medicina pisana, allontanandola gradatamente dalla tradizione filosofica.
All'inizio dell'800, nel Periodo francese, George Cuvier indaga a Pisa sull'insegnamento della medicina e invia una relazione a Parigi sulla buona qualità degli studi e delle ricerche nel contesto della tradizione galileiana, nonostante qualche contenuto troppo astratto e filosofeggiante degli studi medici che si concludono, come in passato, con il dottorato in Medicina e Filosofia. È in questo periodo che nasce la Facoltà Medica pisana che cresce e si avvia verso l'epoca moderna, coltivando sempre meno la filosofia e sempre più la medicina sociale.
C'é da chiedersi, in questo lungo processo di sviluppo della ricerca medica nello Studio pisano, e parallelamente in quelli europei, quale sia stato e quale sia tuttora il rapporto della medicina con le scienze, se essa sia solo scienza, e se la storia della medicina sia parte della storia della scienza. A differenza della fisica e della chimica, la medicina non può essere inquadrata in un processo cognitivo riduzionistico, per il quale la somma delle parti equivale al tutto, come l'atomo che da indivisibile può essere scisso e ricombinato. Sotto questo aspetto, la storia della medicina differisce dalla storia della scienza, perché non può essere ridotta alla storia delle scomposizioni del sapere verso un livello fisico-molecolare. Il volto storico della medicina è costituito dal rapporto tra malato e malattia, mediato dal medico, secondo l'etica di Ippocrate. La medicina ha sempre avuto, rispetto alla scienza, un significato umano e sociale molto più ampio.
Questi fondamenti, tra scienza ed etica, hanno lasciato segni profondi nella memoria storica della medicina, una memoria che la medicina moderna deve ritrovare, perché la sua lunga affascinante vicenda deve essere vista non solo come evoluzione di idee scaturite da uomini di scienza, che hanno praticato nei millenni l'arte medica, ma anche attraverso i dilemmi che la medicina pone, di ordine scientifico generale e riguardo ai valori della metodologia della conoscenza e dell'etica.
Il secolo XX ha vissuto una crisi di valori della medicina. Essa infatti, affinando i suoi metodi di ricerca, è divenuta medicina molecolare, scoprendo le basi del DNA e preparandosi a svelare i segreti del genoma umano, avvicinandosi apparentemente all'interpretazione del mistero della vita. La medicina molecolare sembra così spinta a liberarsi di ogni residuo di influenza di valori diversi, quali la religione o la filosofia, compiendo l'ultimo passo della lunga strada intrapresa da Ippocrate.
Si profila dunque, alla fine del XX secolo, una nuova sfida nella storia della medicina, analizzata e ridotta a livello molecolare, ma minacciata nei valori etico-filosofici che tuttavia ne hanno scandito lo sviluppo. In questo contesto, proprio gli scienziati che hanno dato i maggiori contributi alla biologia molecolare, come Watson, Monod ed Eccles, scrivono della costituzione dell'universo e della materia vivente o del mondo delle idee, come facevano un tempo Ippocrate e i filosofi della Ionia, testimoni di un ritorno, nel XX secolo, alla riflessione sui grandi temi, proprio quando si potrebbe pensare che siamo diretti verso la strada opposta, alla ricerca delle certezze dell'infinitamente piccolo.
Sembra quasi un paradosso, ma il lungo itinerario della medicina, nella storia dell'uomo, fa avvertire la necessità di un ritorno alla filosofia, per un approfondimento dei valori della medicina che ha radici sperimentali, osservate fino alla dimensione molecolare, ma che riflette sulla complessità dei fenomeni fisiologici e patologici umani e del loro trattamento, fino a dibattere le norme etiche di comportamento.
L'ethos storico della medicina ritorna così ad essere un fondamento nella preparazione del medico di oggi. Questo accade perché forse nessun medico potrà mai fare a meno di confrontarsi con un sapere generale, quello che nel mondo classico, nel lungo itinerario pisano e nel mondo attuale comprende logica e filosofia, come si trova scritto in un'epigrafe di Efeso riguardo alle sfide della medicina antica e come ripetono nel tempo Ippocrate, Galeno, e più recentemente, Virchow.
Si potrebbe auspicare che l'avanzamento delle conoscenze mediche, che hanno sostenuto per sette secoli i progressi dello Studio pisano e di tutte le Scuole mediche d'Europa, nel fondamento culturale dei filosofi della Ionia, senta il bisogno di riaffermare l'esigenza dell'ethos storico della medicina, recuperando il principio annunciato da Ippocrate nel De decenti ornatu: "ietròs gar philósophos isótheos", che si potrebbe tradurre liberamente "Quando il medico riflette come un filosofo sugli avvenimenti e sui valori umani è simile a un dio".