Della stessa epoca c’è anche un basso-rilievo visibile sulla parte anteriore
della tomba del faraone Ankh-ma-Hor che è certamente la più antica
rappresentazione scultorea di questa operazione. Altre prove della pratica della
circoncisione presso gli Egizi si trovano al Museo del Cairo in una statua di un
faraone studiata da Ernst Desnos (2) nel 1914 e che risulta evidentemente
circonciso. Krogman ha anche descritto (3) altre statue egizie da cui appare
evidente che la circoncisione non era pratica rara.
Un quesito interessante è se gli Egizi eseguissero la circoncisione come un
rito o come misura chirurgica per ragioni igieniche. Anche se non ci sono
elementi sicuri su cui basarsi sembra che la circoncisione presso gli Egizi
fosse eseguita come misura igienica profilattica per consentire una buona igiene
del solco balanoprepuziale. Questo ne spiegherebbe la descrizione nel papiro di
Ebers il quale infatti è in realtà un trattato strettamente di chirurgia e non
di religione. In realtà però non sembra che la pratica fosse del tutto priva
di implicazioni ritualistiche tanto che in un primo periodo sembra fosse
riservata solo ai sacerdoti, ai nobili e, ovviamente, ai maschi della casa
reale. Più tardi, - avendo probabilmente osservato nei circoncisi una minore
incidenza, se non una assenza, di balanopostiti così frequenti nei climi
tropicali, la pratica venne estesa a tutta la popolazione. Non solo, ma anche i
viaggiatori stranieri per entrare in Egitto dovevano sottoporsi
all’operazione. Infatti Pitagora (6° secolo a.C.) che voleva recarsi in
Egitto per studiarvi gli antichi templi, venne ammesso ad entrare soltanto dopo
essersi sottoposto alla circoncisione. Forse questa restrizione venne abolita in
seguito, infatti non risulta che altri visitatori come Erodoto (circa 490-430
a.C.) e Diodoro Siculo (80-20 a.C.) dovettoro sottoporsi alla stessa
circoncisione per potere entrare in Egitto (4).
La circoncisione era nota anche ai Caldei sulle montagne dell’Armenia e del
Kurdistan, com’è documentato nelle tavolette di argilla ritrovate da Sir
Henry Layard nel 1849 nelle rovine del Palazzo Reale di Nineveth, distrutto nel
612 a.C, ed attualmente esposte al British Museum di Londra. Queste tavolette
furono collezionate dal Re Assurbanipal (668-626 a.C.) e si ritiene che siano
state prodotte nel 1600 a.C.
Anche presso gli Ebrei la circoncisione era regolarmente eseguita con un
significato eminentemente religioso. Questo non solo perchè la chirurgia in
generale era scarsamente eseguita pressi gli antichi Ebrei e limitata soltanto a
casi dove era unica soluzione inevitabile e non si vede quindi perchè dovesse
essere eseguita su giovani sani in assenza di ogni indicazione patologica.
Inoltre essa era – come del resto è ancora oggi- praticata dal Rabbino.
Infine della circoncisione se ne fa aperta menzione nella Bibbia (Genesi, 34 ed
Esodo 4 e 25) e sembra di poter interpretarla come una iniziazione puberale.
Infatti il termine ''khatana'' (circoncisione) deriverebbe da ''hatan'' che in
ebraico significa ''fidanzato''. Del resto è per questa ragione che ancora oggi
essa viene eseguita alla puberta' presso tribù Africane come i Konso, i Kerre i
Gheleba ecc. ma anche molte altre in Africa Orientale e Centrale dove è
considerato un rito capace di abilitare alla vita sessuale rendendo più facili
i rapporti sessuali. La mescolanza delle ragioni rituali religiose e di quelle
pratiche, profilattiche e funzionali, esisteva anche presso gli antichi Arabi.
In realtà già i Fenici praticavano la circoncisione, avendola probabilmente
appresa dagli Egizi. Quindi molto tempo prima della nascita di Maometto,
circonciso egli stesso. Furono gli Arabi che, più tardi, ne diffusero l’uso,
come segno distintivo musulmano a tutte le popolazioni da loro sottomesse sulle
coste orientali africane e malesi. Non solo, ma presso le popolazioni che già
eseguivano la circoncisione, gli arabi modificarono i rituali e la cronologia:
essi infatti la praticavano all’età di 13 anni. In Grecia la circoncisione è
stata descritta da Erodoto (5).
Nella Roma antica la circoncisione era praticata diffusamente.
Aulo Cladio Celso (25 a.C.-50 d.C.) nel suo '' De Medicina''(6), - trattato in 8
volumi dove dettagliatamente descrive sia l’ anatomia che la patologia dei
genitali maschili e femminili-, tratta della ''fimosi, come chiamata dai Greci,
quando il glande è talmente coperto che non può essere esposto, e deve essere
quindi aperto chirurgicamente''. Celso distingue addirittura la fimosi congenita
da quella secondaria ad infiammazioni dovute al fatto che ''glande nudari non
potest'', creando accumulo di secrezioni e di smegma facile impianto per
infezioni. Egli descrive quindi la tecnica chirurgica per ovviare alla strettura
prepuziale. A quanto si comprende dalla lettura di Celso la pratica era talmente
diffusa a Roma che non di rado anche ciarlatani si cimentavano in questo
intervento talora incorrendo in complicanze non lievi quali quella provocata
dall’eccessiva ablazione del prepuzio per cui ''glans nuda est''. Per questo
inconveniente, che a dire dell’Autore era estremamente imbarazzante per i
giovani nelle palestre, dove chi ne era affetto veniva considerato deforme,
Celso descrive addirittura un intervento riparatore, chiamato ''recutilis'' con
una trasposizione di cute dalla porzione prossimale dell’asta in modo da
ricostruire il prepuzio. Detto intervento è rimasto in uso per almeno 15 secoli
ed era ancora usato da Gabriele Falloppio (1523-.1562) (7) e da Fabrizio d’Aquapendente
( 1533-1615) (8) nel 16°secolo. In realtà forse Celso non è stato il primo a
ricostruire il prepuzio in quanto la procedura, chiamata ''Postioplastica'', è
accennata addirittura nel Capitolo I del ''Primo Libro dei Maccabei''. Ora,
anche se nessuno è mai riuscito a dimostrarlo è possibile che le varie
popolazioni attorno al Mediterraneo si siano trasmesse l’un l’altra la
pratica della circoncisione, anche se poi le diverse popolazioni l’hanno
adottata per diverse ragioni, religiose o mediche. Ma non altrettanto facile
sarebbe ipotizzare un apprendimento diretto della tecnica per popolazioni
lontane che non avevano avuto nessun contatto con le civiltà Mediterranee.
Alludiamo alle popolazioni pre-colombiane dell’America dove la circoncisione
era praticata sia dalla tribù degli Athabaska del Canada, sia da alcune tribù
messicane e perfino amazzoniche occidentali. Infatti gli Atzechi ed i Totonacs
circoncidevano i loro bambini con una cerimonia rituale all’età di 28 o 29
giorni. Nel corso della stessa occasione cerimoniale il sacerdote che praticava
la circoncisione ai maschi , con un dito deflorava anche le bambine e questa
operazione era poi ripetuta all’età di 6 anni (4).
In tempi moderni la circoncisione, che è ancora praticata per ragioni religiose
presso diverse culture come quella ebraica e quella araba, si è anche diffusa
in larghi strati di popolazioni anglosassoni, sopratutto nei paesi che in
passato son state colonie britanniche come gli Stati Uniti e l’Australia. E’
ipotizzabile che le condizioni igieniche nel periodo pionieristico della
colonizzazione richiedessero la procedura come misura profilattica. E’ infatti
per questo scopo che essa viene oggi largamente praticata. in quei paesi.
Inoltre essa viene praticata, in qualunque clima e presso qualunque cultura,
allorchè si instaura una fimosi congenita o acquisita.
Negli ultimi decenni sono state anche proposte tecniche di plastica cutanea, le
quali, sia pur allargando l’orifizio prepuziale in modo da consentire lo
scorrimento del prepuzio atto ad una esposizione totale del glande, lo
conservano almeno parzialmente. In tal modo in condizioni di riposo il solco
balanoprepuziale resta coperto e sembra che questo assicuri una maggiore
sensibilità al suo livello durante i rapporti sessuali.
BIBLIOGRAFIA.
1) Ebers,G and Stern,L.: Papyrus Ebers: Das hermetische Buch ueber die
Arzneimittel der alten Aegypter.vol. 2. Leipzig, 1875. 2) Desnos,,E.: Historie
de l'Urologie. Paris, Doin,1914. 3) Krogman,W.M.: The medical and surgeical
practice of pre- and protostoric man. Ciba Symposium, 2:444, 1940. 4) Remondino,P.Ch.:
Circumcision. Philadelphia,The F.A. Davis, 1891. 5) Adams,F: The genuine work of
Hippocrates. Baltimore, Williams & Wilkins, 1939. 6) Celsus, A.C.: De
Medicina. Libri Octo. Firenze, Laurentii, 1478. Celsus’ De Medicina Translated
by W.G. Spencer , 3 Vols.,London, William Heinemann ltd, 1971. 7) Falloppius, G.:
Tractatus de Decoratione, Tom.II, Joann. Petri Maphaei, Francofurti, 1600. 8)
Fabritius ab Acquapendente: De chirurgicis operationibus. In Operationes
Chirurgicas in duas partes divisas. Venezia, Apud Paulum Meglieim. 1619.