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Breve storia della chirurgia, dalle origini al medioevo
A cura di Paolo Santoni Rugiu, Past President dell'European
Association of Plastic Surgeons
(C) EDRA - DoctorNews (www.doctornews.it)
Pochi
argomenti possono suscitare l'interesse e la curiosità del lettore medico
come la Storia della Chirurgia.
Innanzitutto
le sue origini. Quanti, anche tra i chirurghi, immaginano che la chirurgia
venisse già esercitata dagli Hindu nel 1500 aC e dagli Egizi addirittura nel
2600 aC? Quanti sanno chi per primo introdusse le suture? E chi è a conoscenza
che prima delle suture e dei cerotti adesivi venivano usate spesso le mandibole
degli insetti, particolarmente delle formiche di varie misure per chiudere le
ferite? Eppure esistono documenti inoppugnabili come il Sushruta Samità che
descrivono gli interventi allora conosciuti, ad esempio la ricostruzione
chirurgica del naso con un metodo che è ancora in uso ed è noto in letteratura
come 'Indian Flap'. Prima ancora i Papiri di Smith e di Eber dimostrano che gli
Egizi, come più tardi gli Incas, probabilmente avendo osservato che in caso di
trauma cranico la presenza di una frattura paradossalmente migliorava la
sopravvivenza consentendo al cervello edematoso di espandersi -e quindi di
essere soggetto a una compressione minore-, praticavano la trapanazione. Non
solo, ma quanti sanno che non rara era dopo la ricostruzione della volta cranica
o con una lamina di oro, come in un cranio Incas esposto a Città del Messico,
oppure di argento come in un cranio neolitico esposto a Budapest ? Del resto i
traumi cranici sono stati oggetto di studio e di trattamento sin dai tempi più
antichi da parte di Galeno (131-201 dC) e di Paolo Aegineta (625-690 dC). In
Italia Berengario da Carpi (1460-1530) scrisse addirittura un trattato
sull'argomento. Egli venne chiamato a curare Lorenzo de Medici il cui cranio
aveva sofferto gravi lesioni come è tuttora visibile al Mausoleo Mediceo nella
Chiesa di San Lorenzo a Firenze o nella replica al Museo Anatomico di
quell'Università. Ma la chirurgia cranica non è stata certo la sola ad avere
natali così antichi. Infatti operazioni sui genitali erano praticate da Celso
(25 aC.-50 dC) a Roma e da Anthyllus (circa 150-200 dC) ad Alessandria, mentre
Heliodorus, (3° secolo dC) descrisse i trattamenti di fistole retrovescicali,
vaginali, scrotali e delle stenosi uretrali. La litotomia venne descritta ed
eseguita per la prima volta da Ammonium da Alexandria (175-242 dC). E' ovvio che
i tempi di Ippocrate, di Celso e Galeno e poi di Anthillus erano tempi d'oro per
la chirurgia. Purtroppo dopo le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero
Romano d' Oriente la sola Medicina in Europa era quella praticata nei Monasteri.
La Chiesa quindi, se ebbe il grandissimo merito di trasmettere i testi latini e
greci e di traghettarli attraverso il medio evo, ebbe però la responsabilità
del declino della chirurgia per la sua opposizione all'arte chirurgica ('Ecclesia
abhorret a sanguine'; Concilio di Reims [1131] e Concilio di Roma [1139]). Del
resto la Medicina più che una scienza era considerata una filosofia e spesso il
conforto e la preghiera erano gli unici rimedi su cui poteva contare il
paziente. Questo ovviamente non poteva bastare per la chirurgia che doveva
basarsi su acquisizioni concrete e sull' esperienza. Ma era un 'arte manuale e
tanto bastava per farla tenere in scarsa considerazione. Papa Bonifacio VI,
(fine del 13° sec.) e Papa Clemente V di Avignone (inizio 14° sec) separarono
formalmente e completamente la Medicina dalla Chirurgia che cadde in una
condizione di bassissima considerazione.
In
questo periodo la facoltà di Medicina di Parigi rifiutava l'ammissione agli
studenti che non abiurassero la chirurgia. Nonostante questa opposizione
ecclesiastica che giunse a gradi estremi con bolle papali di condanna e
proibizione assoluta per i Monaci -che erano gli unici medici- di esercitarla,
indirettamente la Chiesa favorì la rinascita della chirurgia con i Cerusici.
Questi infatti altro non erano che barbieri, personaggi costanti del personale
subalterno dei monasteri per praticare la tonsura ai monaci. Accadde che quando
i pazienti necessitavano di atti chirurgici come l'incisione di un ascesso o un
salasso, i bravi medici-monaci delegassero i loro barbieri a queste operazioni.
Accadde anche che i più intelligenti, con esperienza e pratica acquisirono una
manualità tale da divenire chirurghi a volte eccellenti. Basti pensare che
alcuni tra i migliori chirurghi del passato altro non erano che cerusici. Privi
di una educazione medica di base, non parlavano latino e, liberi dallo
scolasticismo, basavano la loro arte solo sull'esperienza e, magari sulle
osservazioni anatomiche; queste, proprio nel loro secolo, erano assurte alla
dignità di scienza per una certa tolleranza nelle dissezioni fatte a scopo di
studio ma soprattutto per l'avvento del disegno anatomico ad opera di Leonardo e
della scoperta della stampa che consentì la trasmissione delle nozioni
acquisite nelle dissezioni, con precisione e divulgazione prima impossibili.
La
rinascita della chirurgia avvenne lentamente dopo il 1200 sia per l'apporto
della Scuola Salernitana, largamente influenzata dalla cultura medica Araba, e
quindi libera dall'influenza della Chiesa, sia per la ribellione di chierici
come Lanfranco da Milano (1280 ?-131) ed Henry de Mondeville (circa 1260-1320) o
addirittura di vescovi-medici come Theodorico Borgognoni (1300-1368) , vescovo
di Cervia (1205-1296), il cui apporto alla anatomia ed alla chirurgia fu secondo
forse solo a quello di Guy de Chauliac ed il quale aveva anche introdotto una
forma primitiva ma non del tutto inefficace di anestesia.
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