Quando
l’anomalia era segno dell’espiazione di una colpa
di
Antonio Vizzone
Artemisia
News 1998;1:5-6
(per
gentile concessione dell’editore Argon Media)
Ordinare lo sviluppo storico
dell'Ostetricia vuol dire seguire l'evolvere, nel tempo, del pensiero
scientifico e clinico di questa branca. Dovremo trattare perciò del
modificarsi delle conoscenze dalla fase pre-ippocratica e ippocratica in
avanti. Dai primordi prevale la fase empirica in rapporto alle necessità
urgenti assistenziali e terapeutiche inerenti allo stato gravidico, al parto e
al puerperio. E' nella fase pre-ippocratica e ippocratica (Corpus Ippocraticum)
che i medici consegnano le prime nozioni sulla nutrizione del feto attraverso
il cordone ombelicale e sul meccanismo del parto. Ma i chirurghi dell'epoca,
che venivano chiamati quando il parto non poteva esplicarsi, derivavano dalla
categoria dei barbieri e dei flebotomi privi di cultura. La Scuola
Alessandrina (III s AC.), con Erofilo ed Erasistrato, porta alla pratica della
autopsia nell'uomo e nell'embrione ed illustra i concetti della distocia
facendola dipendere dalla madre, dal feto e dalle vie del parto. In Roma
antica la storia dell'Ostetricia comincia con la Lex Regia, attribuita a Numa
Pompilio (715 a.C.), da cui deriva il taglio cesareo post-mortem e Plinio ci dà
notizia che Aurelia, madre di Scipione l'africano, subì la sezione dell'utero
(sicuramente post-mortem) per la nascita del vincitore di Cartagine. Con la
conquista della Grecia la medicina romana si arricchì delle conoscenze dei
medici orientali che imperarono fino all'avvento di Galeno (130 d.C.) che
descrive la gravidanza, l'aborto, il parto. Nel Medio Evo l'Ostetricia fece
pochi progressi che si realizzarono con l'avvento della cultura araba (Avicenna)
che dominò per sei secoli e a cui si deve l'impiego del forcipe dentato per
l'estrazione del feto morto. I fondamenti della scuola ippocratica, di Galeno
e di Avicenna, permangono nella scuola salernitana, nel tardo Medio Evo , in
Vesalio, che fa risalire le sue conoscenze ad Alberto Magno, vescovo di
Ratisbona, e l'ostetrico comincia suoi progressi anche se in Francia fino al
secolo XVI ai medici era proibito assistere ai parti. Fu comunque un medico
francese, Clement, che nel 1663, per ordine di Luigi XVI assistette la
bellissima favorita La Vallière e poi Madame de Montespan. Spetta a Galileo
aver dato il via alle prime applicazioni scientifiche e di aver introdotto,
nell'induzione clinica, l'esperimento quale unico mezzo per provare e dedurre
la legge generale dei fatti. Il taglio cesareo è un'operazione ostetrica che
consiste nell'asportazione del feto e degli annessi attraverso un'incisione
chirurgica praticata sull'utero gravido al livello del suo corpo, del segmento
inferiore o del collo. Effettuato fin dall'antichità ha subito una radicale
evoluzione fino ai tempi attuali in rapporto alle indicazioni ed alle
condizioni permittenti, ai trattamento della ferita isterotomica ed alle varie
tecniche proposte. Fino al 1876, la prognosi materna del taglio cesareo fu
disastrosa: Baudeloque riferì che appena una donna su dieci riusciva a
sopravvivere e kajser compilò una statistica su 341 operazioni cesaree
eseguite dalla quale risultò che soltanto 127 casi ebbero buon esito mentre
241 (63%) puerpere morirono nel periodo post operatorio, e Barrow riferiva che
su trentatrè operazioni eseguite in Inghilterra 31 puerpere morirono.
Analoghi risultati si ebbero in
Germania (Naigele) ed in Ungheria (Pangraz, Semmelweis, Torok ed altri). La
mortalità fetale fu particolarmente elevata fino al 1818, anno in cui Major
indicò la possibilità di auscultare il B. C. E potendosi così eseguire il
taglio cesareo solo su feto vivo. Con il miglioramento della prognosi fetale
la mortalità si ridusse a cifre oscillanti tra il 30 e il 40 per cento. Il
terzo periodo dell'evoluzione del taglio cesareo ebbe inizio con la memorabile
operazione cesarea addominale con isterectomia subtotale, annessiectomia
bilaterale e trattamento esterno del peduncolo, eseguita il 21 maggio 1776 da
Edoardo Porro nella clinica ostetrica di Pavia. Il felice esito
dell'intervento, sia per la madre che per il feto, fece rinascere la fiducia
nell'operazione cesarea, anche se essa comportava la demolizione dell'utero e
degli annessi. Questo periodo, la cui importanza per la storia dell'ostetricia
fu riconosciuta in tutto il mondo, si protrasse fino al 1881, anno in cui
Kehrer e Sanger, separatamente e con tecnica diversa, eseguirono, con
risultato favorevole, il taglio cesareo con sutura dell'utero, dimostrando così
la possibilità di evitare l'amputazione dell'organo. Gli inizi di questo
periodo non furono però senza contrasti a causa dell'ancora elevata mortalità
materna, per cui vi fu divisione di pareri sull'opportunità di dare la
preferenza all'intervento demolitore di Porro od a quelli conservatori
proposti da Kehrer e Sanger. L'avvento dell'antisepsi prima e dell'asepsi
successivamente segnarono il definitivo sopravvento del taglio cesareo
conservatore. Nel 1895 Acconci eseguì il primo taglio cesareo vaginale, che
poi trovò larga diffusione soprattutto in Germania ad opera di Duhrssen,
mentre nel 1906 Frank segnò l'inizio del quinto periodo della storia del T C.
aprendo la via del procedimento extraperitoneale ed introducendo la tecnica
razionale dell'incisione segmentaria. Queste tecniche operatorie hanno subito
modificazioni e perfezionamenti, unicamente a quelle escogitate più
recentemente per il trattamento dei casi impuri. L'enorme incidenza della
mortalità materna e di quella fetale e perinatale hanno sempre condizionato
l'attesa della maternità e del parto che determinavano, oltre ad una
comprensibile gioia, uno stato di ansia per l'esito dell'avvenimento. Il parto
inoltre rappresentava un'incognita per quanto riguardava le condizioni del
nascituro che spesso presentava anomalie tali da renderlo quasi mostruoso. Un
misto di credenze religiose e di cognizioni empiriche faceva ritenere questi
prodotti quasi un mezzo di espiazione delle colpe commesse dai genitori.
Soltanto l'avvento dell'ecografia diradava queste nubi. Si tratta di una
diagnosi non invasiva che è entrata nell'uso comune sul finire degli anni
'70, quando l'ecografia lasciava l'esclusivo uso intraoperatorio nelle litiasi
biliari, trasferendo nel campo della medicina l'esperienza militare dei sonar
utilizzati per scoprire mezzi bellici sottomarini. Con l'ecografia ed in
particolare con lo studio flussimetrico materno-fetale prima e quello
morfo-funzionale dopo (23'124' settimana), si veniva ad individuare tutto
l'aspetto fenotipico fetale con le sue caratteristiche di normalità o di
anormalità. Lo sviluppo inoltre della diagnosi prenatale mediante biopsia
coriale e amniocentesi, determinava la possibilità di conoscere le
alterazioni genetiche del feto ed in particolare la mutazione trisomica 21
causa della Sindrome di Down o mongolismo. L'importanza della citogenetica
veniva quindi ulteriormente esaltata dallo sviluppo della biologia molecolare
basata sullo studio del DNA per l'individuazione delle malattie genomiche e
virali. E non bisogna dimenticare che con la funicolocentesi si ha possibilità
di prelevare del sangue fetale per poter studiare tutte le caratteristiche
ematochimiche fetali come succede nell'adulto. Il feto è divenuto ormai un
paziente. L'insieme di tutte le conoscenze che così si possono ottenere
permette di svelare la natura del nascituro e, pur togliendo tutti i misteri
relativi al fenomeno della nascita, ne fanno conoscere tanti aspetti e
peculiarità; l'ansia non scompare, anzi sotto certi aspetti è potenziata
dall'attesa degli accertamenti a cui la gravida si sottopone, ma la maternità
è più cosciente e responsabile.